Brindisi capitale d’Italia per la produzione dei meloni.
Breve viaggio tra antiche varietà, ricchezza naturale di un territorio, oggi dimenticata.
A Brindisi, dalla fine della seconda guerra mondiale partivano i carichi su ferrovia di angurie o cocomeri e di “meloni a pane”; la specie cucurbita citrullus, specie monoica, si distingue per la presenza di entrambe i fiori sulla pianta, che dà origine a una riproduzione sia anemofila che endomofila, per mezzo degli insetti. La presenza del fiore maschile e femminile ha permesso alla pianta di generare nuovi ecotipi, che successivamente con la selezione da parte dell’agricoltore, sono diventati varietà. Molte di queste varietà si sono purtroppo perse nel tempo, perché la conservabilità e il trasporto incidono sulla resa finale del frutto nel suo viaggio fino agli scaffali dei supermercati.
Nel caso dei meloni “gialli” sono 3 le principali varietà e i relativi prodotti estivi, dolcissimi e nutrienti: la varietà “Cantalupi” identifica frutti più profumati e caratterizzati da scavature sulla buccia; i meloni retati con la buccia praticamente avvolta in un reticolo più o meno fitto, e i lisci dalla buccia gialla, noti al sud per la loro lunga conservabilità in luoghi freschi e asciutti.
Tra le varietà antiche vanno ricordati i meloni volgarmente denominati “fiuri di fave”, ottenuti da un incrocio naturale e caratterizzati da una buccia liscia e con tante punteggiature, come appunto i fiori di fava con i punti neri; la loro conservabilità è media, la polpa è consistente quando il frutto, come per le altre varietà, non è troppo matura .
Meritano di essere richiamati anche i cosiddetti “cazzatieddi”, dal verbo dialettale “cazzare” ovvero “schiacciare”, per la loro forma schiacciata: anche questa varietà ha origine da una selezione naturale, è cioè “spurio” in gergo brindisino, successivamente catalogata dall’agricoltore, e si distingue per il colore scuro e la buccia liscia.
Ancora oggi viene coltivato, il Tendral verde, dalla buccia liscia e scura: pesa fino a 3 kg, può essere conservato a lungo, ma soffre le scottature da alte temperature.
Sempre nel gruppo dei meloni lisci, ma dalla buccia chiara, a lunga conservazione, merita di essere citato il “Melone egiziano”, utilizzato in passato per la produzione dello spumone brindisino, tipico semifreddo artigianale locale, la cui polpa era ideale per dare consistenza e dolcezza, al posto di latte o altri addensanti moderni, alla crema di gelato.
Infine il melone retato,ormai selezionato dall’industria della distribuzione, tipicamente abbinato al prosciutto; è frutto di un incrocio da cui ha avuto origine una varietà particolarmente resistente a tutte le problematiche connesse al trasporto.
L’Anguria, tanto amata durante i lunghi mesi estivi, è in realtà una varietà moderna, ottenuta per innesto e denominata Melania, incrocio tra cucurbita citrullus e cucurbita maxima. Tra le varietà più antiche di anguria permane ancora il Crimson Sweet, di media grossezza (10-12 kg.), di colore verde chiaro con striature verde scuro e il Charleston , specialità lunga fino 60 cm e larga fino 25 cm, del peso di 15-18 kg, divenuta ormai una rarità nel resto d’Italia.
La serata del 7 settembre 2019 è stata dedicata all’illustrazione e alla degustazione di molte varietà storiche di melone brindisino, accompagnate da vini pregiati, grazie alla proficua collaborazione con Anelli Enoteca e Bistrot di Brindisi. (vai all’evento facebook, clicca qui)